LARS ROCK FEST | 07 – 08 – 09 LUGLIO 2017

LARS ROCK FEST 2017
3 days of Love & Music
7-8-9 LUGLIO
GIARDINI PUBBLICI – CHIUSI (SI)
INGRESSO GRATUITO
VENERDI’ 7 LUGLIO

GANG OF FOUR – DATA UNICA ITALIANA
+ M!R!M | Havah

Campfire Stage aftershow
Girless
SABATO 8 LUGLIO

PUBLIC SERVICE BROADCASTING
+ In Zaire | Warias

Campfire Stage aftershow
Blanket Fort
DOMENICA 9 LUGLIO

AUSTRA
+ Wrongonyou | His Clancyness

Campfire Stage aftershow
Jm
Giunto alla sua sesta edizione, il Lars Rock Fest si conferma con uno dei festival più interessanti o originali dell’estate in musica nazionale. Tre giorni di programmazione (uno in più rispetto alle precedenti edizioni) puntando sul suo caposaldo imprescindibile: l’intera manifestazione sarà ad ingresso gratuito.
Nella rilassante e comoda cornice dei giardini pubblici di Chiusi (SI) il Lars Rock Fest, come ormai da tradizione, conferma la vocazione internazionale per la proposta musicale, infatti gli headliner del 2017 saranno GANG OF FOUR, nella loro unica data italiana (7 luglio), PUBLIC SERVICE BROADCASTING (8 luglio) e AUSTRA (9uglio). Ad impreziosire la line up, un’altra manciata di nomi interessantissimi del panorama nazionale come opening act, dagli In Zaire a Wrongonyou, passando per His Clancyness, Warias , M!R!M e Havah. E infine l’aftershow acustico sul Campfire Stage, dove si alterneranno, uno per sera, Girless, Blanket Fort e Jm.

Confermato anche il ricchissimo mercato del vinile che nelle precedenti edizioni ha coinvolto tanti appassionati di musica. Si rinnova inoltre la collaborazione con la Biblioteca delle Nuvole di Perugia, che porterà al Lars Rock una serie di attività legate all’arte del fumetto e dell’illustrazione. Menzione speciale infine per la parte enogastronomica in cui le tipicità culinarie di Toscana e Umbria avranno modo di incontrarsi in un’accogliente area ristoro per tutti i partecipanti al festival.
GANG OF FOUR
Si formano nel 1977 all’università di Leeds dall’incontro tra gli studenti Jon King (voce), Andy Gill (chitarra), Dave Allen (basso) e Hugo Burnham (batteria). Animati dal punk rock e dalla politica radicale, il loro debutto del 1979, “Entertainment!”, a metà tra il capolavoro dei Joy Division “Unknown Pleasures” e l’iconico “IV” dei Led Zeppelin, si trova al numero 8 della classifica di Pitchfork dei 100 migliori album degli anni ’70, mentre la rivista Mojo lo ha semplicemente descritto come “un disco che ha cambiato il mondo”.
Dopo quell’album seminale arrivano “Solid Gold” (1981) e “Songs Of The Free” (1982). Allen lascia proprio nel 1982 e i tre membri rimasti registrano “Hard” (1983), assieme ai veterani Ron e Howard Albert. Il disco però si rivela un vero disastro e la fine del gruppo sembra essere vicina. Gill e King, che vogliono prendere una precisa direzione politica e musicale, licenziano Burnham e così la “Gang of Two” realizza un disco dal vivo, “At The Palace” (1983), per poi separarsi nel 1984. Negli anni Novanta esce la collezione “The Peel Sessions Album”; Gill e King si ritrovano insieme con una nuova formazione e incidono “Mall” (1990). Nel 1995 c’è una nuova reunion per la realizzazione di “Shrinkwrapped”. Nel 2005 è invece la volta di “Return The Gift”; nel 2011 Gill e King realizzano un nuovo capitolo della loro carriera discografica, “Content”, che avrà come seguito “What Happens Next” del 2015, che vede la collaborazione di Alison Mosshart dei The Kills, Robbie Furze dei Big Pink, la cantante e bassista di David Bowie Gail Ann Dorsey, la superstar tedesca Herbert Grönemeyer e quella giapponese Hotei. Nel 2016, arriva l’ultimo capitoIo, “Live … In The Moment”, a dimostrazione che i Gang of Four esprimono live la loro parte migliore. I loro concerti mettono insieme una selezione di brani che copre oltre 35 anni di attività, da ‘Damaged Goods’ (presente nell’album di debutto della band del 1979 “Entertainment!”) fino a ‘Where the Nightingale Sings’, dall’ultimo lavoro “What Happens Next”.
PUBLIC SERVICE BROADCASTING
J. Willgoose, Esq e Wrigglesworth sono i Public Service Broadcasting, un duo musicale con una precisa missione: insegnare le lezioni del passato attraverso la musica del futuro. Sample audio, video tratti da filmati storici e pellicole di propaganda d’archivio, uniti alla strumentazione live sono tutti gli strumenti di cui si avvale il duo britannico. Dopo l’album di debutto del 2013, Inform – Educate – Entertain, esordito al #21 delle chart inglesi e con grande successo di critica, e il secondo lavoro discografico The Race For Space, tra gli album più venduti del 2015, sono pronti adesso a tornare con un nuovissimo progetto. Every Valley, questo il titolo del terzo album dei Public Service Broadcasting, uscirà il prossimo venerdì 7 luglio per PIAS Recordings ed è stato anticipato dal nuovo video e singolo Progress. Diretto da Lucy Dawkins e Tom Readdy, con i quali la band ha lavorato ai precedenti Sputnik e Go!, e prodotto da Yes Please Productions, il video lancia uno sguardo quasi giocoso su un argomento molto serio e pertinente, vale a dire la meccanizzazione e il suo vero posto nel ‘progresso’ dell’umanità. Il video è ispirato ai film sulla guerra fredda degli anni sessanta ed è stato girato in un impianto di prova motore a reazione nel Suffolk con un accenno al passato della band. Infatti il brano d’esordio Spitfire parlava della progettazione e costruzione del famoso aereo da caccia. Progress inoltre si ispira in modo rispettoso ai Kraftwerk. Il terzo album dei Public Service Broadcasting Every Valley racconta la storia dell’ascesa e poi della caduta del settore minerario del carbone nel Galles del Sud. Anche se potrebbe sembrare un argomento di nicchia a ben guardare rimanda ad un argomento molto più universale: il declino a causa della globalizzazione, della meccanizzazione o di altri fattori, delle comunità una volta prospere ma ora abbandonate e trascurate di tutto il mondo occidentale una volta diventate dipendenti da determinate industrie. J. Willgoose, Esq. racconta: “una delle cose che mi ha entusiasmato di più nel lavorare a questo nuovo album è stata la possibilità di collaborare con diversi musicisti. Ci siamo sentiti onorati e orgogliosi sia che si trattasse di string players o artisti locali come Beaufort Male Choir e Haiku Salut oppure di artisti più affermati come Lisa Jên Brown, Tracyanne Campbell dei Camera Obscura e uno dei nostri eroi James Dean Bradfield dei Manic Street Preachers. Hanno tutti contribuito ad arricchire e migliorare il nostro suono e alla fine questo disco è il meglio che si potesse immaginare.”
AUSTRA
Dopo il successo di “Olympia”, gli Austra, progetto guidato della cantante e produttrice canadese Katie Stelmanis, hanno fatto ritorno sulla scena musicale con “Future Politics”. L’album, anticipato da “Utopia”, “Future Politics”, “I Love You More Than You Love Yourself”, è stato pubblicato lo scorso 20 gennaio 2017 via Domino – distribuzione Self. L’album è radicalismo distillato: beat elettrizzanti, bellissime melodie cinematografiche, e la maestosa vulnerabilità della voce di Katie. Future Politics, il terzo e più ambizioso album degli Austra, auspica una speranza radicale: “un impegno per sostituire la distopia che si avvicina” dice Katie Stelmanis, che guida gli Austra con il supporto di Maya Postepski (Princess Century, TR/ST), Dorian Wolf, e Ryan Wonsiak. “Non solo speranza per il futuro, ma l’idea che ognuno debba aiutare a scriverlo. Non si tratta di ‘essere politicizzato,’ si tratta di andare oltre i confini, in ogni campo.”
Future Politics è una collezione di inni urgenti e pensati sia per la pista da ballo che per le cuffie, che chiede ad ognuno di noi di ricordare che l’apocalisse non è inevitabile, essendo il prodotto di decisioni umane. Aspira ad un mondo senza confini, dove la compassione umana e la curiosità guidano l’innovazione tecnologica invece del profitto, dove la necessità di lavoro è sostituita dal tempo per la creatività e la crescita personale, e il terrore e la distruzione provocati dal colonialismo e dalla supremazia bianca sono riconosciuti come un’epoca oscura della storia umana. Ispirato dal tempo passato a Montreal e Città del Messico, e mosso da testi economici e filosofici che stava leggendo durante la creazione dell’album, Katie è stata spinta ad affrontare i problemi del mondo con positività e impegno, invece che con distacco e disperazione. L’ispirazione è arrivata anche dalla club culture europea – Objekt, Peter Van Hoesen, Lena Willikens così come i Massive Attack; artisti che considerano la pista da ballo come fonte di idee e gioia radicali. Il cambiamento, scrive Rebecca Solnit (autrice, attivista e ambientalista), arriva dagli “scrittori, studenti, intellettuali, attivisti e utenti dei social media”. Katie aggiunge a quella lista “gli artisti, i club, le feste, gli adolescenti. L’idea di ogni persona sul futuro è valida e rilevante, specialmente quella dei freak, queer e degli outsider.”
M!R!M
Nato come duo nel 2011 e entrato nel cuori e nelle orecchie di ascoltatori provenienti da tutto il mondo, M!R!M è oggi il progetto solista dell’italiano Iacopo Bertelli (aka Jack Milwaukee). La sua musica spesso etichettata come post punk è sempre stata tuttavia di difficile catalogazione.

A 4 anni dal debut album «Heaven», M!R!M torna con il sophomore «Iuvenis», un LP scurissimo in cui il giovane expat italiano cuce tra loro 14 nuovi brani per poco meno di un’ora di musica.

Composto da un mix di synths analogici e digitali, drum machines vintage, voci sfocate e scurissime linee di basso, «Iuvenis» – pur essendo ancora una volta un LP totalmente DIY influenzato dalla scena post punk / synth pop degli anni 80 (New Order , The Wake , Killing Joke) – si discosta dal precedente album e segue invece la scia degli ultimi lavori del duo. In particolare del 7’’ «Matilde / Velvet Dress» e dell’esperienza dream pop maturata con i Leave The Planet.

Tuttavia in Iuvenis lo storytelling è ancora più evidente che in precedenza, facendo immergere l’ascoltatore in un’oscurità nostalgica in cui sdraiarsi e lasciarsi accarezzare dolcemente dalla solitudine, mentre il soffitto viene trafitto da tenui sogni e speranze impossibili da sfiorare.

«Iuvenis è una parola che significa giovane uomo, che poi sarei io» – dice Jack – «Senza dubbio il titolo migliore per riassumere il mood di queste 15 tracce e di questi ultimi due bellissimi anni di merda».

Iuvenis verrà rilasciato il 10 Giugno da Manic Depression (FR), in formato vinile e CD.
IN ZAIRE
Gli IN ZAIRE sono: Alessandro De Zan e Riccardo Biondetti (G.I. Joe), Stefano Pilia (Massimo Volume, Il Sogno del Marinaio con Mike Watt), Claudio Rocchetti.
In Zaire stanno chiudendo questo capitolo, aperto nel 2013 con il loro acclamato album di debutto “White Sun Black Sun” (Tannen records, Sound Of Cobra).
Questa volta, la febbre danzante assume nuovi ambienti, nuovi mondi, nuove visioni. “Visions Of The Age To Come” verrà rilasciato da Sound Of Cobra Records questa primavera.

Otto tracce dalle appendici tentacolari, psichedelia dionisiaca che si intreccia a ritmi serrati e geometrie megalitiche; le visioni ci conducono verso il desiderio dell’ignoto con più consapevolezza rispetto ai punti tracciati in precedenza dalla band.
Al centro di tutto questo c’è il ronzio di fondo dell’universo e delle sue infinite vibrazioni, questo è coraggiosamente affermato con “Hermes Dance”, il brano di apertura dell’album. Esso funziona come una visione di presagio che mostra gli elementi essenziali della band: il ritmo come pennello di un’ampia tavolozza di atmosfere ed emozioni sempre mutevoli. Questo nuovo capitolo si è appena aperto, In Zaire raccolgono quello che hanno seminato in passato: una pletora di riff ad alta energia ed esplosioni vulcaniche che comunicano tra loro e ci accompagnano in una danza dicotomica fatta di caos e forma
Il predecessore White Sun Black Sun era stato allevato in focolai musicali molto più offuscati, invece “Visions Of The Age To Come”” mette a fuoco il caleidoscopio espressivo di proiezioni (o percezioni?) ed è così che si bilacia il dialogo tra realtà interna ed esterna.
Si conclude con quella che probabilmente è la traccia chiave: “The Seven Sermons Of The Dead”, il riff assume lineee sinuose come quelle di un serpente in un viaggio vertiginoso, che dichiara compiuto il rito di iniziazione
Si chiude il sipario, un finale che da vita ad un nuovo inizio – L’età degli In Zaire che verrà è promettente.
WRONGONYOU
Sarà disponibile da venerdì 26 maggio ‘I DON’T WANT TO GET DOWN’, nuovo singolo di WRONGONYOU e primo assaggio dell’album prodotto da Michele Canova, in uscita su etichetta Carosello Records, previsto per dopo l’estate. ‘I DON’T WANT TO GET DOWN’ segna il ritorno del talentuoso cantautore romano a sei mesi dal primo EP ‘THE MOUNTAIN MAN’.
Dopo aver recentemente aperto alcuni concerti di LEVANTE, WRONGONYOU si esibirà allo SPRING ATTITUDE FESTIVAL di Roma con artisti come Romare, Clap Clap e Yussef Kamaal e poi sarà a Milano per uno speciale show case in occasione della giornata di chiusura del WIRED NEXT FEST.
Quello di Roma è solo il primo dei numerosi show che durante l’estate porteranno WRONGONYOU in tour in Italia e in Europa, passando anche per il prestigioso palco del PRIMAVERA PRO di Barcellona e facendo da opener agli americani THE LUMINEERS a luglio.

WRONGONYOU è Marco Zitelli, cantautore romano classe 1990 che riesce a fondere folk, elettronica ed una voce unica per intensità in un progetto dal grande respiro internazionale. Il talento cristallino di WRONGONYOU – che a fine 2016 ha pubblicato il primo EP per CAROSELLO RECORDS, “THE MOUNTAIN MAN” – lo ha già portato ad esibirsi ovunque, anche come supporter di NICCOLO’FABI, arrivando a superare i confini italiani con la partecipazione a svariati festival europei e facendo entrare il brano ‘The Lake’ nella colonna sonora della serie ‘Terrace House: Aloha State’ su NETFLIX Japan, in attesa del primo album di inediti, prodotto da Michele CANOVA.
HAVAH
HAVAH è il progetto solista di Michele Camorani (conosciuto come il batterista dei quasi leggendari La Quiete e Raein). Attivo dal 2009, si è fatto conoscere solo qualche anno dopo, con l’uscita di “Settimana” (Legno/To Lose La Track) quando ha abbandonato le registrazioni casalinghe ed ha iniziato a cantare in italiano. “Durante Un Assedio” è il suo nuovo album (Solo Vinili/To Lose La Track) che lo consacra come rivisitatore di una dark-wave che non lascia speranze, ritmi ripetitivi, testi cupi, chitarre taglienti come coltelli. Imperdibile dal vivo, con Fabio Guardigli (La Quiete) al basso, Andrea Vasumini e Francesco Albarelli alla chitarra e batteria (Riviera).
WARIAS
Warias è il progetto dei musicisti veneziani Matteo Salviato, già bassista live di The Soft Moon, e Giulio Marzaro (batteria). A tre anni dal loro ottimo esordio con “Wools” (che mise in mostra la rielaborazione e la contaminazione del suono psichedelico immediatamente riconoscibile), ritornano con un nuovo lavoro.

“Now It’s Never EP” uscirà ufficialmente in autunno per Coypu Records. Abbiamo il piacere di presentare in anteprima il primo brano estratto intitolato “Feelings Jar” che uscirà come singolo per Bad Panda Records. ?

I Warias esordiscono con “Wools”, Ep uscito il 25 marzo 2014, disponibile in free download con licenzaCreativeCommons e stampato in edizione limitata da Cybertree Records in formato CD.

“Wools” e’ effettivamente dominato da percussioni, voci e chitarre fuzz, che fanno risultare il disco primordiale ma lungimirante, dove emergono percussioni come bongos, djembè ed elementi di world music che assieme a casse dritte e melodie pop caratterizzano il disco al fine di coinvolgere il pubblico ad un approccio viscerale ed etereo nell’essenza.

Durante la stagione 2014/2015 si esibiscono di supporto a PETER HOOK (JOY DIVISION/NEW ORDER), XIU XIU, LUST FOR YOUTH, AUCAN, IN ZAIRE e partecipano a Fotografia Europea, Radar Festival….

Nel 2015 remixano nomi importanti del panorama internazionale come SLOW MAGIC e DREAM KOALA.
HIS CLANCYNESS
Isolation Culture in uscita su Maple Death Records / Tannen Records (Eu/Uk) e Hand Drawn Dracula (ROW) è il secondo album degli His Clancyness e segue Vicious, il loro debutto su Fat Cat Records, etichetta di culto britannica. Il disco aveva visto la band impegnata in un viaggio inarrestabile tra Europa e Stati Uniti, toccando più di 160 città tra tour, festival (ATP, Eurosonic, SXSW, Le Guess Who, The Great Escape) e session radiofoniche (BBC, Radio2), prima di fermarsi a lavorare al nuovo LP. Il tutto era cominciato come progetto solista del cantante/chitarrista Jonathan Clancy, ma infine ha trovato una nuova forma. Ispirati dalla condivisione della vita in tour, il gruppo si è evoluto in una compatta macchina che si nutre di chilometri d’asfalto e produce minimal noise-pop. La band ora è stabilmente composta anche da Jacopo Borazzo (Disco Drive), Giulia Mazza (A Classic Education) e Nico Pasquini (Buzz Aldrin, Stromboli). Negli ultimi due anni la band si è ritirata a Bologna nel suo scantinato-headquarter, gli Strange City Studios per dare forma ad una nuova estetica e scrivere anti-hits. Qui hanno sperimentato fino a notte fonda sul loro inseparabile 4 tracce, ricercando nuove sonorità, immersi in un party stralunato dal quale sono usciti trionfanti con tante composizioni ispirate che compongono il loro nuovo album. Per questo disco hanno lavorato con Matthew Johnson (o MJ com’è conosciuto in quanto front man degli Hookworms) presso i Suburban Home Studio a Leeds, e con Stu Matthews (Beak, Anika, Portishead) agli Invada Studio dei Portishead, per catturare al meglio lo spirito delle loro sperimentazioni e riuscire a convogliarlo nel succinto art-pop che potete sentire oggi. Entrambi i produttori hanno permesso alle canzoni irrequiete e assertive degli His Clancyness di brillare attraverso l’oscurità lo-fi dei nastri home-recorded e del sibilo analogico. In Pale Fear il beat iniziale, inciso su cassetta, rimbomba e si trascina su un tappeto di rumore di synth analogico e chitarra fuzz sporchissima. I continui rivolgimenti di Uranium prefigurano uno squallido futuro per l’ascoltatore, mentre il graffiante testo di Dreams Building Dreams denuncia i tagli austeri e insensati del governo italiano ai fondi per l’arte e la cultura e si chiude con un conturbante outro di synth-sax. Impulse rimanda al lato più romantico dei Gun Club; invece ballate come Calm Reaction e Watch Me Fall richiamano la Plastic Ono Band, melodie per una apocalisse in slow motion. Isolation Culture è un disco che proviene da un altro pianeta. Potrebbe essere una registrazione arrivata attraverso lo spazio-tempo ad un universo parallelo dove consumate statue di Bowie adornano le strade abbandonate e gli Swell Maps risuonano nelle autoradio in autostrade sotterranee. Forse è l’ultima psichedelica trasmissione di una radio in fiamme, o forse l’abbiamo trovato nel nostro giardino dopo che un tornado l’ha scaraventato qui da un posto che ora non esiste più. Ma come sarebbe se Isolation Culture fosse semplicemente la prova che esistono band che fanno dischi come questo, nascosti nell’ombra di ogni città del mondo? Possiamo solo sperare che sia così.
GIRLESS
Girless è il progetto solista di Tommaso Gavioli dei Girless & The Orphan. “I Have A Call” è il primo album solista che uscirà ufficialmente il 3 Aprile via Stop Records, To Lose La Track e la label tedesca Tim Tam Records. E’ stato registrato, prodotto, mixato e masterizzato allo Stop Studio di Rimini da Andrea Muccioli e Ivan Tonelli.
Il disco tratta della vita e del profilo di 7+1 personaggi celebri morti suicidi. Cercando di immedesimarsi, per quanto possibile, in loro stessi, Girless prova a raccontarci la loro vita, a immaginare i loro pensieri e ciò che li ha portati all’esito finale. Abbiamo il piacere di presentarvi in anteprima lo streaming integrale.
BLANKET FORT
Blanket Fort è un progetto nato un po’per caso e un po’ per esigenza, tra la mia cameretta a San Gemini -il piccolo paese in cui vivo e sono cresciuto- e quella di Giulio Ronconi ( Hey Saturday Sun ) dove ho passato gli ultimi anni dell’adolescenza, che purtroppo o per fortuna non è ancora finita.

Il mio primo approccio con la musica è stato alla tenera età di sette anni, quando mia madre mi costringeva ad andare a lezione di pianoforte tutti i martedì appena pranzo, mentre invece avrei preferito vedere Dragon Ball come tutti i bambini o comprarmi cinque euro di Goleador dal tabaccaio sotto casa.

Il mio secondo approccio c’è stato a quindici anni, quando ho iniziato a suonare la chitarra di papà e mio fratello mi insegnava i pezzi degli Incubus ed ho iniziato ad andare a lezione al Pan Pot, una scuola di musica di Terni dove ho suonato per la prima volta con altre persone.

Il mio terzo importante approccio è stato a diciassette anni, quando ho cominciato a suonare con i Don Boskov prendendo parte per la prima volta alla scrittura di un pezzo e alla registrazione di un EP.

Oggi ho diciannove anni e Blanket Fort è il più recente mio approccio alla musica, ho scritto il primo EP ( The Best You Can Is Good Enough ) ad ottobre 2014, poco dopo gli esami di maturità.
A novembre 2014 ho suonato per la prima volta dal vivo, alla Taverna Del Torchio, durante una serata di Degustazioni Musicali. A marzo 2015 ho accompagnato Old Seed per alcune date del suo tour italiano e il 19 maggio scorso sulla spiaggia ho vinto il contest di Indiepolitana.
JM
Matteo Fioriti, in arte JM, inizia a suonare e a scrivere storie all’eta di dieci anni.
A quattordici scatta la scintilla: ciò che sembrava un semplice interesse prende in qualche modo il sopravvento. Molti concerti in ogni situazione possibile, davanti ad amici, estranei, in spiaggia, perfino in un convento!.
A quindici anni le prime due canzoni live inedite durante la notte di Capodanno a Gualdo Tadino davanti a circa cento persone. Ormai la strada era stata tracciata.
Poco dopo i sedici anni vince il suo primo contest “Acoustic War” all’Amadeus Pub di Gubbio ed inizia a conquistare l’interesse della scena musicale umbra. Lo stesso interesse lo porta a suonare un anno dopo per alcune date con il chitarrista eugubino Roberto Pezzini, a vincere le selezioni del festival Gubbstock 2015 e dopo altre selezioni a salire sul palco del Riverock Festival 2015 di Assisi.
A fine estate 2015, entra nello studio dell’Associazione Culturale JAP Perù di Perugia ed inizia a registrare il suo primo EP con la coproduzione di Andrea Spigarelli (Wonder Vincent, The Rust and The Fury, Pornovalium) che registra anche le batterie e di Federico Brizi, pilastro e fonico di moltissime produzioni JAP.
Nei mesi successivi molti musicisti della scena musicale umbra mettono se stessi nelle registrazioni dei brani:
Daniele Ghiandoni (I Am a Man, Stand Back From Yellow Line, Nova Celeste) da il suo contributo alle chitarre e al piano, Marco Zitoli (The Rust and The Fury, Wonder Vincent, Pornovalium, Perfect Trick) al basso, Maria Silvia Spigarelli con un duetto tutto da ascoltare e Maria Teresa Tanzilli (Virginia Waters, Auslander) con i cori di due brani.

L’EP d’esordio dal titolo “Born on Five” esce l’11 Maggio 2016 in free download nel sito ufficiale dell’artista ed in una settimana viene scaricato da più di 1.200 utenti.
Un paio di settimane dopo la release dell’ep, JM pubblica il video del primo singolo “Let’s Dance” prodotto da Strani Rumori Studio e Tiziano Fioriti, che ne cura interamente anche la scrittura e la regia.
Il video raggiunge la quota delle 6.000 visualizzioni in soli tre giorni ed inaugura ufficialmente le prime date del SOLO tour che vedranno JM esibirsi in molti concerti per chitarra/voce/loops per tutto il 2016.
INFO
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