

Giovedì 12 novembre, ore 21,00
Giorgio Marchesi, Simonetta Solder in L’AMANTE [prosa]
tratto da L’amante di Harold Pinter
regia Veronica Cruciani
produzione Savà Produzioni Creative
Sarah e Richard sono una coppia borghese che mantiene vivo il proprio matrimonio attraverso un rituale ambiguo: ogni pomeriggio, lei riceve la visita del suo amante, con la tacita approvazione del marito. Ma chi è davvero l’amante? E fino a che punto il gioco può restare sotto controllo?
L’Amante, testo emblematico di Harold Pinter, mette in scena un rapporto di coppia fondato sull’ambiguità, sul potere della parola e sul sottile equilibrio tra controllo e perdita. Un meccanismo teatrale raffinato e inquietante, in cui l’intimità diventa terreno di negoziazione e il linguaggio si trasforma in strumento di seduzione e di minaccia.

Martedì 8 dicembre, ore 21,00
Pierpaolo Spollon in DILF! La paternità spiegata malissimo
Di Pierpaolo Spollon e Matteo Monforte
Regia di Mauro Lamanna
Produzione Stefano Francioni Produzioni e Ventidieci
DILF (Dad I Like to Fuck) è l’acronimo che più rappresenta la figura del papà nel contesto socioculturale in cui ci troviamo: scardina il sessismo di “mammo” e lo rende decisamente più sexy del padre vecchio stampo, non facendogli per nulla perdere virilità, ma, anzi, facendogliene acquisire. E Pierpaolo Spollon è un DILF a tutti gli effetti: padre di due bambini a tempo pieno, sicuramente inadeguato e spaesato, ma più che deciso a perorare la causa di questo inevitabile cambio di rotta della figura paterna.
Mettendo a confronto tre generazioni (quella sua, di suo padre e di suo nonno) Spollon dà vita sul palco a un divertente, autoironico, pungente, quanto riflessivo monologo che parla della paternità sia in maniera orizzontale, che in maniera verticale, sottolineando come il cambiamento della figura del papà passi inevitabilmente attraverso un vero e proprio cambiamento della figura dell’uomo.
Ma cosa c’è da aspettarsi per il futuro? I nostri figli saranno padri ancora migliori?

Martedì 26 gennaio ore 21,00
Roberto Latini in ANTIGONE
di Jean Anouilh
traduzione Roberto Latini
con Silvia Battaglio (Ismene e Il messaggero), Ilaria Drago (Emone e Guardie), Manuela Kustermann (La nutrice e Coro), Roberto Latini (Antigone), Francesca Mazza (Creonte)
regia Roberto Latini
produzione Teatro Vascello/La Fabbrica dell’Attore
Proseguendo una ricerca che interroga i classici come dispositivi vivi, capaci di parlare al presente senza attenuarne la complessità, Latini porta in scena l’Antigone di Anouilh in un allestimento in cui l’eroina del titolo diventa metafora di una ribellione che non si esaurisce nel gesto eroico, ma si misura con le contraddizioni dell’essere umano. La regia costruisce infatti lo spettacolo come un racconto a più voci, una confessione intima che mette in dialogo ragione e giustizia, leggi umane e leggi morali. Accanto al regista, che interpreta Antigone, sono in scena Silvia Battaglio, Ilaria Drago, Manuela Kustermann e Francesca Mazza, chiamate a incarnare un sistema di riflessi e contrappesi che amplifica la tensione drammaturgica del testo. La messinscena si fonda su un gioco di specchi tra Antigone e Creonte, figure che si fronteggiano come immagini speculari. Creonte, interpretato da Francesca Mazza, non è solo l’antagonista, ma il riflesso di Antigone stessa; allo stesso modo, Antigone diventa il riflesso di Creonte. Una scelta che invita il pubblico a interrogarsi sulla responsabilità individuale e collettiva, e sul confine mobile tra obbedienza e disobbedienza. “Le leggi – si legge nelle note di regia – devono regolare il vivere o la vita dovrebbe regolare le leggi che regolano la vita? Uno di fronte all’altro, a farsi carico di una ragione giusta, di una giustizia, o di un’altra giustizia, incontriamo noi di fronte a noi, a scegliere le domande da infilare nelle tasche del tempo, dell’età, della speranza; ad aspettare le risposte che il tempo, guardandoci, sceglierà di farci dire. Penso a questo testo come a un soliloquio a più voci. Una confessione intima e segreta, nella verità vera, scomoda, incapace, parziale, che ci dice che la nostalgia del vivere è precedente a tutti noi, perché sappiamo da sempre che quel corpo insepolto siamo noi mentre siamo ancora vivi. Anche per questo, ho distribuito i ruoli in due modalità diverse e complementari. Alcuni personaggi corrispondono a sé stessi, altri al proprio riflesso. Antigone e Creonte, come di fronte a uno specchio: chi è Antigone è il riflesso di Creonte e chi è Creonte è il riflesso di Antigone. A Teatro parliamo sempre di questo: Essere uomini o essere umani”.

Domenica 14 febbraio, ore 21,00
Franco Branciaroli in LA GOVERNANTE [Prosa]
di Vitaliano Brancati
regia Valerio Santoro
con Roberta Caronia
e cast in via di definizione
scene Luigi Ferrigno
produzione Teatro Biondo di Palermo
Ci sono dei testi che resistono al tempo, come pietre d’inciampo piantate nel cuore della coscienza collettiva. La governante di Vitaliano Brancati è uno di questi. Scritto nel 1952, sepolto dalla censura per oltre un decennio, torna oggi con la forza tagliente di un’opera che ha ancora molto da dire. Brancati ci consegna un dramma che scava nei meccanismi sotterranei del perbenismo, nei silenzi della morale imposta, nella colpa come strumento di controllo sociale. Lo fa con una struttura teatrale apparentemente classica, nella quale i piccoli incidenti e i grandi malintesi – alla maniera di Čechov – si trasformano in detonatori emotivi. Ma dietro la forma sobria si nasconde una materia incandescente.
Caterina Leher, la governante francese, appare subito come una figura di rigore etico e spirituale. In realtà, è l’emblema della frattura tra ciò che siamo veramente e ciò che ci è permesso di essere. Vive la propria omosessualità come un peccato, un’ombra che deve restare nascosta, anche a costo di calunniare un’altra donna per salvarsi. Il suo gesto la condanna e allo stesso tempo la rivela: la tragedia è già consumata nel momento in cui mente per sopravvivere.
Ma La governante non è solo la storia di Caterina, è il ritratto di un intero mondo – la borghesia meridionale trapiantata a Roma – che si dibatte tra decoro e colpa, tra apparenza e rimozione. Leopoldo Platania, patriarca in rovina morale, ha sacrificato una figlia sull’altare della sua “morale”. Ogni personaggio è una maschera tragica, indossata per paura del giudizio. La nostra messa in scena non vuole modernizzare La governante, vuole restituirla per quello che è: un dramma crudele e lucidissimo, che racconta come l’intolleranza si celi spesso dietro le forme più rassicuranti. Il regista Valerio Santoro non attualizza, non aggiorna: affronta il testo così com’è, lasciandolo agire nella sua lingua netta, ironica, spietata. La sua contemporaneità è già lì, nei non detti, negli sguardi, nella vergogna che diventa destino. Mettere in scena La governante oggi significa interrogarsi su quanto siamo disposti a tollerare la verità, soprattutto quando ci riguarda. Questo spettacolo vuole essere un omaggio a Brancati e al suo coraggio, ma anche un atto di responsabilità. Perché il teatro, oggi come allora, ha il dovere di togliere la polvere dal conformismo, di sfidare le certezze e, soprattutto, di porre domande scomode.

sabato 6 marzo, ore 21,00
CALLAS, CALLAS, CALLAS [Danza]
coreografie Adriano Bolognino, Roberto Tedesco e Carlo Massari
light designer Giacomo Ungari
musiche Vito Pizzo, Giuseppe Villarosa
editing musicale Silvio Brambilla
interpreti Giuliana Bonaffini, Aura Calarco, Emiliano Candiago, Matheus Alves De Oliveira, Ginevra Gioli, Gaia Mondini, Riccardo Papa, Frederic Zoungla, Rebeca Zucchegni
répétiteur Giulia Orlando
coproduzione COB-Opus Ballet/Fondazione Festival La Versiliana
carismatica, voce potente e teatrale per tecnica e abilità nel fondere canto e recitazione, capace di interpretazioni infuocate e coinvolgenti nell’incarnare personaggi femminili seducenti e tragici. Il suo nome è inciso nella storia del melodramma. E non solo. Arte e stile, trionfi e consensi, mondanità e vicende private si sono intrecciati nella vita di Maria Callas, La Divina. (…) Nel centenario della nascita, tra omaggi già celebrati e altri in corso, quello della COB Compagnia Opus Ballet ha una particolare valenza anche per l’originalità che l’ha ispirato: affidare a tre giovani, e già affermati, coreografi dal linguaggio contemporaneo, una creazione a serata, che rifletta la loro personale visione della leggendaria artista, senza però volerla raccontare descrivendola.
Tre sguardi differenti, quindi, tre approcci e restituzioni in danza che il bel titolo Callas, Callas, Callas, già evidenzia. Titolo che è anche un invito, per lo spettatore, a scoprire o ritrovare tra le pieghe di un movimento o la coralità dell’ensemble, tra le sonorità elettroniche o i frammenti di arie celebri disseminati nell’architettura coreografica, tra una luce o un costume che sagoma gesti e posture, la propria Callas. O magari un’altra, inedita, che la danza astratta può suggerire, evocare, imprimere nell’atmosfera e nella memoria.»

venerdì 19 marzo, ore 21,00
Paolo Mazzarelli in IL LETTERE A UN GIOVANE POETA [Prosa]
di R. M. Rilke
Con il sostegno di Compagnia Orsini
Interpretazione, adattamento e regia: Paolo Mazzarelli
Compagnia Orsini
“Un’opera d’arte è buona se nasce da necessità”: questo, insieme a molto altro, scrive Rainer Maria Rilke nella prima delle lettere rivolte al giovane Kappus, aspirante poeta che gli chiede un’opinione sul valore dei suoi versi.
E allora, da quale necessità nasce il mio desiderio di portare a teatro queste straordinarie lettere nate per essere lette da una sola persona e diventate nel corso dei decenni, quasi per caso, una guida universale al creare, al comprendere e, in definitiva, al vivere?
Innanzitutto dalla mia personale necessità di trovare nella visione di Rilke una guida per comprendere meglio quest’epoca che sembra perduta, e di provare, nel rito collettivo del teatro, a condividerne la forza illuminante.
E poi dalla convinzione, maturata in me da anni, che questo materiale unico e (non) letterario, gravido di luce e di linfa vitale, chieda, senza neppure saperlo né volerlo, di essere portato a teatro. A cent’anni esatti dalla morte del grande poeta, ho così accolto il compito semplice e smisurato di dare la mia piccola, personale risposta a questa richiesta.
Con una messa in scena essenziale, coadiuvato da pochi oggetti scenografici, dalle poetiche animazioni di Nora e dagli illuminanti squarci musicali di Stephan Micus, proverò a essere all’altezza delle parole e della visione che questo testo custodisce.
– Paolo Mazzarelli

* Al prezzo del biglietto sarà applicato il 10% di prevendita.
Per lei, abbonata/o fedele, è ovviamente riservata la possibilità di avere la priorità per confermare il proprio abbonamento fino a giovedì 8 Ottobre 2026 telefonando a Fondazione Orizzonti d’Arte – 0578 226273.
►QUANDO CHIAMARE
Dal martedì al giovedì 10.00-13.00 / 15.00 – 17.00 / lunedì e venerdì ore 10.00-13.00
0578 226273 – 345 93 45 475
biglietteriafondazione@gmail.com
La informiamo che i biglietti dei singoli spettacoli saranno in vendita dal 02 novembre presso la Fondazione e si potranno acquistare anche online su www.ciaotickets.com. Pagamento in contanti, satispay, bancomat, o carta di credito. Al prezzo del biglietto è applicato il diritto di prevendita del 10%.
Sperando di aver fatto cosa a Voi gradita e confidando di averVi ancora protagonisti della Stagione, cogliamo l’occasione per inviarVi i nostri più cordiali saluti,